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Se i suoceri invadenti sono causa di separazione

  • 3 mar 2017
  • Tempo di lettura: 2 min

È più difficile accettare una separazione quando la ragione non è il carattere del coniuge, ma le continue ingerenze dei suoi genitori all’interno della vita di coppia: eppure ci sono suoceri che non fanno nulla per evitare i conflitti tra marito e moglie, anzi sembrano alimentarli fino ad essere essi stessi la causa del divorzio. Che si può fare in questi casi? Come ci si tutela dai suoceri invadenti? La risposta è stata più volte fornita dalla giurisprudenza e, da ultimo, dal tribunale di Napoli in una recente sentenza. Ma procediamo con ordine.

Se una coppia di coniugi decide di vivere a casa dei genitori di uno dei due, quello che se ne allontana per intolleranza caratteriale con i suoceri, così abbandonando il tetto domestico, subisce l’addebito: egli è infatti responsabile per essersene andato via di casa, sebbene si tratti della casa altrui. Ma se i contrasti con i suoceri (a chiunque imputabili) abbiano raggiunto un’intensità tale, per frequenza e gravità, da pregiudicare il rapporto di coppia e il soddisfacimento delle fondamentali esigenze della famiglia, e qualora, al tempo stesso, il coniuge prima d’allontanarsi, abbia tentato di convincere l’altro di spostare la residenza, non scatta alcun addebito [1].

La Cassazione ha sposato questo orientamento più di una volta. In particolare, i giudici supremi hanno chiarito [2] che è lecito abbandonare la casa familiare quando i rapporti con il suocero o la suocera convivente siano divenuti insopportabili per via dei frequenti litigi domestici e del conseguente progressivo deterioramento della relazione tra gli stessi coniugi. Difatti, l’allontanamento dalla residenza familiare, ove attuato unilateralmente dal coniuge, cioè senza il consenso dell’altro coniuge, costituisce violazione di un obbligo matrimoniale ed è conseguentemente causa di addebito della separazione; non concreta, invece, tale violazione il coniuge se risulti legittimato da una «giusta causa», vale a dire dalla presenza di situazioni di fatto di per sé incompatibili con la protrazione di quella convivenza, ossia tali da non rendere esigibile la pretesa di coabitare.

Dalla giurisprudenza traspare insomma che il semplice fatto di avere suoceri invadenti non consente la possibilità di chiedere la separazione con addebito all’altro coniuge per non aver preso le distanze dai propri genitori. L’invadenza deve essere particolarmente oppressiva – cosa che si verifica soprattutto in caso di convivenza – tanto da togliere alla coppia ogni possibilità di relazione, anche di tipo fisico.

Dunque, le semplici ingerenze dei suoceri nella vita della coppia creano certamente disagio, ma non fanno scattare l’addebito. E tanto è stato confermato, più di recente, dal tribunale di Napoli [3] non si può addebitare la separazione a carico dell’ex nonostante le ingerenze dei suoi genitori che volte ad isolare il coniuge.

Da segnalare, infine, una pronuncia del tribunale di Roma [4] secondo cui l’essersi estraniato dalla vita familiare ed i litigi con la suocera convivente non assumono i connotati obiettivi di comportamento volontario di violazione dei doveri familiari quando sono l’effetto di una situazione di conflittualità venuta a determinarsi nell’ambito familiare per il concorso di un insieme di circostanze sfavorevoli.

[1] Trib. Vallo Lucania, sent. del 30.06.1989.

[2] Cass. sent. n. 4540/2011; sent. n. 1202/2006; sent. n. 11064/1999.

[3] Trib. Napoli, sent. n. 488/16.

[4] Trib. Roma, sent. del 13.01.1982.

Fonte: La legge per tutti


 
 
 

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